Il ritorno del verde in città: parchi, orti urbani e vertical farm tra urbanismo illuminato ed effimero

Il tema del verde in città sta riemergendo prepotentemente in tutte le grandi opere architettoniche metropolitane, portando con sé soluzioni tecnologiche di pregio, ma anche mode effimere. Una cosa è certa: se si vuole un mercato immobiliare sano con prodotti di valore, il verde gioca un ruolo imprescindibile.
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Il tema del verde in città sta riemergendo prepotentemente in tutte le grandi opere architettoniche metropolitane, portando con sé soluzioni tecnologiche di pregio, ma anche mode effimere. Una cosa è certa: se si vuole un mercato immobiliare sano con prodotti di valore, il verde gioca un ruolo imprescindibile.

Due torri residenziali, rispettivamente di 110 e 76 metri, una superficie verde totale di 10000mq di foresta, con 720 alberi, 11mila piante, 5mila arbusti. Il Bosco Verticale è uno dei punti più chiacchierati e fotografati del capoluogo lombardo, e si candida a diventare simbolo dell’Italia all’estero, assieme alle icone che da sempre identificano il nostro paese nell’immaginario collettivo di chi lo visita. Ma la sua potenza d’impatto ha alle spalle un progetto di recupero del verde nell’ambiente urbano, che è parte di una tendenza diffusa.

Sono ormai lontani i tempi in cui il verde e la città venivano visti come realtà in opposizione, che si escludevano a vicenda, spesso a svantaggio della prima. Oggi la vera sfida per la salvaguardia dell’ambiente è unire le forze della natura e della tecnologia per ripristinare un rapporto comunicativo tra l’uomo e il pianeta, e non sembra esserci habitat migliore della città per il germogliare di un nuovo modus operandi.

La natura e la città nella storia

Anche nei più illuminati piani urbanistici, la vegetazione in città, fino ad ora ha sempre avuto funzioni simboliche, ornamentali, al massimo termoregolatrici: lo sapevano già gli antichi popoli mediterranei, che per limitare l’asfissia estiva si rifugiavano nella vegetazione domestica per godere di temperature più fresche. Da quando il concetto di città ha assunto le dimensioni paragonabili al mondo contemporaneo, ovvero con i grandi inurbamenti della rivoluzione industriale, i giardini pubblici, i parchi sono delle oasi in deserti di cemento, con una funzione estetica e di tamponamento per un’aria sempre più insalubre. 

Solo recentemente il verde è tornato ad essere inserito in un ragionamento più lungimirante, più complesso e funzionale di un astratto rapporto fra aree da destinare al verde e aree da cementificare nei piani regolatori. Si è fortunatamente chiusa la fase della storia in cui la natura era stata relegata a una funzione puramente decorativa, ma non basta: abbiamo accumulato un ritardo nel nostro braccio di ferro con il pianeta che impone decisione, interventi in grande scala, impiego di tecnologie rinnovabili e una visione a lungo termine.
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Le funzioni del verde urbano

Oggi sappiamo che il verde ha un valore per la città scientificamente dimostrato. Partendo dal basso, il verde fa da scudo e schermo per la difesa del suolo, un tema stringente soprattutto in Italia, dove spesso i dissesti sismici, le frane e i movimenti vulcanici hanno drammaticamente costretto a un ripensamento totale dell’edilizia. Sullo stesso piano la depurazione idrica e la conservazione della biodiversità sono tanto più garantite quanto più verde è presente sulla superficie urbana. In quadri climatici particolari, la vegetazione scherma anche le variazioni del microclima come temperatura, umidità e ventosità, giocando anche un ruolo non trascurabile nell’attenuazione dei rumori. Dalla terra al cielo, l’ultimo ma più importante fattore da considerare, già arcinoto, è certamente la produzione dell’aria e la fotosintesi. 

È facile immaginare quindi come le aree verdi della città abbiano un ruolo cruciale soprattutto nelle metropoli più densamente sviluppate, a più alta concentrazione di cemento, e a sviluppo verticale: ovvero, superfici che si riscaldano più velocemente e si raffreddano più lentamente, che rendono il ricambio e la circolazione dell’aria più difficoltosi, e che riflettono i raggi solari con maggiore insistenza. Per questo motivo, lungi da velleità puramente estetiche, i giardini verticali sembrano la più aggiornata risposta a un problema che sta assumendo contorni preoccupanti, ma sta anche attirando come non mai l’attenzione dei media, come dimostrano i recenti documentari fra i quali spicca quello realizzato da Leonardo Di Caprio, Before the flood.
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Gli orti urbani, tra necessità ambientale e moda hipster

Se il giardino verticale è quindi una risposta strutturale e con un fondamento scientifico e geologico, l’orto urbano ha più a che fare con una tendenza sociale, con la riscoperta di uno stile di vita antico, in altre parole: con la moda. Il recupero dell’orto urbano riflette l’ideologia della restaurazione del rapporto con la terra, idealizzato nella sua forma più pura, e, se vogliamo, ingenua. Lo sviluppo della cultura alimentare biologica ha unito le tecniche del passato con le tecnologie del presente; il mito del cibo sano come una volta” e del contatto della natura hanno fatto il resto. Ed ecco quindi l’aumento di balconi e giardini coltivati in pieno centro abitato, in una quantità che oggi ha un impatto non più trascurabile.

Ma se a New York l’orto è status symbol, se a Berlino gli orti recintati appena fuori dal Ring hanno radici storiche fondate sui bombardamenti che ne hanno sconvolto l’ecosistema e la catena produttiva, da Parigi in epoca recente si segnala la mania della gallina da terrazzo per avere uova fresche, e da Melbourne la tendenza dell’apicoltura urbana, con conseguenze non sempre piacevoli o comunque non abituali per la vita in città. Se quindi ogni tendenza che guarda al verde è da salutare quantomeno con interesse, il rispetto degli ecosistemi, nel momento in cui uno va ad impiantarsi in un altro, è un mantra da non sottovalutare per nessuna ragione.

Città verdi, città di valore

In un quadro del genere, che Sigest ha già approfondito ospitando le parole di Emanuele Bortolotti su questo blog, come cambia dunque il valore degli immobili in una città che sceglie di combattere il grigio e riabbracciare il verde? Il valore economico della vegetazione urbana è stato spesso al centro di ricerche che ne definissero la misurabilità, soprattutto negli Stati Uniti. L’università di Washington, in particolare, ha tentato di andare oltre il cosiddetto valore d’uso” degli ecosistemi, per stimare ad esempio quanto può valere la produzione del legname di un lotto di determinati ettari.

Il valore aggiunto dato dalla presenza del verde nei paraggi di un immobile è risultato molto influente nelle risposte dei soggetti coinvolti nell’indagine. Gli alberi possono alzare il prezzo di una casa anche del 7% rispetto a un ipotetico valore iniziale, e influire positivamente fino a 100 metri di distanza sul viale che porta all’immobile di riferimento.

Se non si parla di semplice
verde”, ma addirittura di parchi e spazi aperti, le cose cambiano ancora più sorprendentemente, con persone disposte a pagare il 10% in più per una casa a 1/4 di miglio da un parco, e fino al 32% in più per case adiacenti a cinture verdi. Sono dati, non va dimenticato, che si riferiscono al mercato statunitense, molto diverso da quello europeo sia nelle cifre che nello sviluppo metropolitano, ma possono dare a grandi linee un’indicazione sul gradimento universale dei compratori e locatari nei confronti del verde, e quindi sul ruolo che ha la vegetazione nel definire la qualità della vita e il valore di un immobile

E qui si torna al fattore estetico, che non è certo stato dimenticato, ma anzi posto al centro di un’indagine scientifica sulla
qualità visiva”, altro fattore determinante nella valutazione di un complesso immobiliare

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