Megalopoli senza confini: la nuova identità iperconnessa dell’abitante

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In un’epoca dominata dal concetto di “connessione”, il vecchio modo di intendere il termine porta alla necessità di rivedere completamente la visione dei trasporti e dei collegamenti nella loro essenza più filosofica. Se oggi esiste una netta separazione tra la connessione fisica e connessione virtuale portata dal progresso tecnologico, è nella città che ancora i due piani riescono a coincidere creando rapporti complessi e stratificati di senso.
Le megalopoli attuali sono definite dalla loro logistica, dalla loro rete di trasporti e di comunicazioni, nel senso più vasto possibile del termine. Il concetto è esplorato in maniera nuova e approfondita nel saggio di Parag Khanna “Connectography”. Il livello delle connessioni fisiche mondiali deve presto cominciare a saper tenere il passo, in termini di velocità e densità, della rete di fibre ottiche e dei wi-fi.
La sfida per il mondo e per le potenze politiche è quella delle infrastrutture per il trasporto delle persone, è porre l’uomo al centro di un sistema dinamico che possa aiutarlo a raggiungere ogni angolo del globo, proprio come già avviene alle informazioni. In questo senso, è la Cina a guidare la corsa alla modernizzazione, con un distacco abissale da tutte le altre potenze mondiali. Sia d’esempio il progetto One Belt One Road, un investimento per il governo cinese di circa sessanta miliardi, per autostrade, ferrovie, oleodotti e porti, reti di distribuzione elettrica, tutto anche oltre i confini nazionali. Se le “smart cities” quindi sono delle piattaforme fisiche su cui il tessuto digitale è integrato, la vita sociale che vi si sviluppa deve migliorare di pari passo quantitativamente e qualitativamente, smentendo il trend storico delle città pre-digitali, in cui un aumento demografico e delle dimensioni corrispondeva a una diminuzione della qualità della vita. Ma una smart city è un organismo che ancora vive con un sistema normativo non adeguato, iperconnesso alla realtà ma sconnesso dalle istituzioni che pure dovrebbero essere la sua fondamentale àncora.
Nel mondo attuale, è proprio il tessuto urbano il vero centro del cambiamento mondiale, molto più degli Stati, delle Nazioni. Le città sono investite di cambiamenti liquidi, di innovazioni tecnologiche livellanti, di dibattiti transnazionali e transculturali che spostano la specificità dallo stato alla megalopoli, frammentando il mondo eppure rendendolo più connesso, più partecipato.
In un simile panorama, la riunificazione del concetto di “connessione”, dopo la scissione tra il piano fisico e quello virtuale, sembra il vero tema di indagine per il futuro dell’abitante della megalopoli; capire questo è il vero punto di partenza per abitare il futuro.

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