L’abitare e lo stile di vita metropolitano dei Millennials. Tendenze di una generazione

La generazione che si sta affacciando sul mondo del lavoro all’indomani della più grave crisi economica mondiale dopo gli anni ‘30, sta definendo con il proprio stile di vita un nuovo modo dell’abitare la metropoli che comincia ad avere i riscontri nelle analisi di mercato. Analizzarle significa entrare nei trascorsi e nelle previsioni future dei millennials.
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La generazione che si sta affacciando sul mondo del lavoro all’indomani della più grave crisi economica mondiale dopo gli anni ‘30, sta definendo con il proprio stile di vita un nuovo modo dell’abitare la metropoli che comincia ad avere i riscontri nelle analisi di mercato. Analizzarle significa entrare nei trascorsi e nelle previsioni future dei millennials.

La casa di tutti

Concentrandoci sulla situazione italiana, che presenta elementi strutturali unici come l’attaccamento alla proprietà, la ripresa del mercato immobiliare del 2016 si deve in parte al supporto delle famiglie di origine nei confronti dei figli, colmando il gap di investimento che i millennials non sono in grado di permettersi per acquistare un’abitazione. Ciò emerge da un’analisi del mercato che vede preponderanti le trattative per una seconda casa ad uso familiare.
È però fondamentale soffermarsi su una concezione dell’immobile di proprietà che apre nuove prospettive: non più un “bene rifugio” fonte di sicurezza e di capitale, ma una nuova concezione di “bene condiviso”, con i concetti di co-housing e di hosting che rappresentano una prospettiva inedita nel mercato. Lo si nota dall’indagine Einaudi Intesa San Paolo che evidenzia una percezione dell’investimento immobiliare come sicuro, ma allo stesso tempo destinato ad uso diretto più che ereditario, e difficilmente liquidabile.

Il quadro generale quindi è più complesso del semplice ripristino dell’accessibilità finanziaria delle giovani generazioni all’investimento immobiliare; è necessario ripensare l’abitare in base ai nuovi comportamenti, riconsiderare le politiche pubbliche, il contesto urbano e territoriale.

Vivere il presente

Entrando nel vivo delle abitudini del millennial, c’è un concetto base da considerare: l’incertezza. Un fattore che riguarda l’occupazione, e in base al quale tutta la vita di un giovane si articola: la ricerca disincantata di un’occupazione stabile mette in secondo piano progetti più a lungo termine come la famiglia e la stessa casa di proprietà, anche per il fatto che questa ricerca presuppone una forte volontà a spostarsi se necessario. La sensazione di essere “in ritardo” rispetto alla generazione precedente si compensa con la consapevolezza di essere più flessibili e adattabili alle richieste di un mondo in velocissimo mutamento.

La condizione di inquilino dunque si prolunga ben oltre la laurea per molti che scelgono gli studi fuori dalla città di nascita. Per chi invece sceglie di rimanere la mancanza di un reddito spinge a rimanere a casa dei genitori fino a un’età avanzata, per evitare alla famiglia un sacrificio. I primi, peraltro, acquisiscono delle competenze tutt’altro che superficiali sul mercato delle locazioni, dovendosi confrontare con un mercato poco trasparente e costoso.

La vita dentro e fuori

Emerge anche un altro fattore nuovo: la casa percepita come “servizio”. Una nuova concezione che influisce sulla zona di ricerca, che deve essere vivace e al centro di una rete di comunicazioni che permetta l’abbandono dell’auto. Diventa quindi importante “il fuori” tanto quanto il dentro, e dimensione e dotazione della casa passano in secondo piano se tutto ciò che manca è accessibile appena al di fuori. Nascono così nuove sensazioni di appartenenza a una “zona”, più che alla propria casa, che per contrasto diventa molte volte (e anche questa è una specificità tutta dei millennials) un luogo di lavoro.

Anni di coabitazione portano a considerare la condivisione degli spazi una dimensione ormai familiare, nel momento in cui la “vera” famiglia resta una prospettiva ancora lontana, e il co-housing si staglia come soluzione valida a prescindere dalla necessità economica.

Appare chiaro, in sostanza, che stiamo delineando i tratti di un mondo che prima non esisteva, di un modo di abitare generato da una situazione inedita: la casa non è più un recinto su cui costruire e accumulare le propaggini fisiche della propria vita, ma il centro iperconnesso di una vita ipermoderna, e capire questo è l’unica via per coprire le esigenze dei nuovi “abitatori”.

 

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