BIM (Building Information Modelling): la nuova frontiera della progettazione architettonica

La progettazione architettonica sta vivendo un periodo di innovazione tecnologica accelerata dal BIM, il cosiddetto Building Information Modeling. 
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La progettazione architettonica sta vivendo un periodo di innovazione tecnologica accelerata dal BIM, il cosiddetto Building Information Modeling

Il BIM è una rappresentazione computabile delle caratteristiche fisiche e funzionali di una struttura e delle sue informazioni relative al ciclo di vita previsto. Il vantaggio del BIM consiste nel poter veicolare precisamente informazioni relative all’immobile (dati grafici, disegni, attributi, specifiche tecniche) sotto forma di database. È uno standard che sostanzialmente mette in comunicazione professionisti di diversa estrazione che usano diversi software per lavorare a uno stesso progetto con notevole risparmio di tempo (comunicazione tra pacchetti di modellazione e programmi di calcolo) e sforzo di conversione: un netto passo avanti nella realizzazione integrata, con vantaggi che si estendono alla progettazione dell’impiantistica e delle infrastrutture.

Il sistema BIM riesce a individuare incongruenze progettuali tramite una verifica della coerenza dei dati, evitando sprechi di denaro e ottimizzando la procedura.

In sostanza, il BIM, non è un software, ma un processo e una metodologia operativa. Il primo BIM report italiano, studio approfondito della reale situazione dell’industria delle costruzioni italiana rispetto al BIM, ha evidenziato come questa definizione non è ancora ben chiara al committente.

È stata fatta una ricerca sugli appalti nei quali è stato richiesto l’utilizzo del BIM nel corso del 2015, e il quadro che ne è risultato dipinge una figura del committente ancora confusa sull’argomento. Spesso il committente, pubblico o privato, non ha al suo interno le figure necessarie per poter focalizzare le richieste da presentare al progettista che utilizza il BIM e per poter valutare cosa l’utilizzo del BIM può offrire.

Alla luce degli studi effettuati non è ancora possibile definire la figura del ‘buon committente’, tuttavia lo si può individuare nell’operatore che ammette di non sapere, ma riconosce l’opportunità che il BIM offre e non in colui che cerca, a tutti i costi, di imporre delle linee guida che non conosce con chiarezza.

In Italia, l’esordio del BIM ha avuto un effetto dirompente sul mondo immobiliare, generando solo nel 2015 un giro di affari di oltre un miliardo di euro fra appalti pubblici e appalti di grandi committenze, secondo i dati del report Anafyo. L’importo medio dei progetti presi in esame era di circa 76 milioni di euro, oscillante in una scala fra 152 milioni (il progetto più oneroso) e 7,5 milioni (il più economico).

Stando ai vantaggi riscontrati dai progetti analizzati, è ragionevole pensare che la tecnologia BIM sia di fronte a un futuro di crescita esponenziale.

Dove e come

I progetti analizzati sono stati realizzati per l’80% al nord, mentre nessuno di questi è stato realizzato nel mezzogiorno. Il 60% di essi si destinava alla pubblica utilità, tripartiti fra edilizia sanitaria (35%) che si rivelavano anche i più costosi, infrastrutture (15%) ed edifici pubblici (10%).

Il restante 40% ad uso privato vedeva una prevalenza di costruzione di uffici (25%) e solo il 15% per edifici residenziali.

Ben due terzi dei progetti (66%) riguardava edificazioni dal nuovo, mentre il 19% si cataloga come interventi sul costruito e il 15% restante come intervento misto.

Si è distinto per apertura al BIM e spinta all’innovazione il Comune di Milano in tutti i progetti considerati nell’analisi, in particolare per il recupero del Teatro Lirico, caso emblematico in cui l’adozione del BIM fin dalle prime fasi ha consentito di giungere a stime affidabili di tempi e costi.

Per un passaggio felice

Cosa frena dunque ancora l’adozione del nuovo standard? Il BIM richiede alle aziende che si incaricano dell’appalto la revisione del proprio workflow, un processo che implica i servizi di un change manager o di un interno che studi a fondo la metodologia BIM. Ma si tratta di un cambiamento che va ben oltre il semplice aggiornamento e affonda le proprie radici su tradizioni pluridecennali di aziende di costruzione. La sola conoscenza del software non basta, e va adattata alle dinamiche interne all’azienda per poterne trarre i vantaggi maggiori. Non si può dunque ridurre il BIM a una questione tecnico-burocratica, in quanto riguarda soprattutto la vision dell’azienda e il suo grado di coinvolgimento nel futuro.

Non si può nascondere che un aggiornamento normativo potrebbe dare un apporto importante alla chiarezza che oggi ancora manca. Una svolta promettente per lo sviluppo futuro del BIM arriva dal Politecnico di Milano che sta gestendo, sotto la guida del prof. Alberto Pavan, la stesura della normativa UNI11337 che si propone di creare un panorama aggiornato del BIM italiano e che potrebbe diventare base di discussione in sede comunitaria per la stesura di una futura normativa europea.

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