Milano che cambia: nuove opportunità per l’ex area Expo e gli scali ferroviari

Milano è una città in continuo movimento: lo testimonia l’intensa attività di riqualificazione urbana in atto nella città, dove viene analizzato e studiato il potenziale di siti in disuso per destinarli ad una nuova vita che garantisca non solo il mantenimento degli edifici a livello architettonico, ma anche uno sviluppo nella qualità della vita degli abitanti.
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Milano è una città in continuo movimento: lo testimonia l’intensa attività di riqualificazione urbana in atto nella città, dove viene analizzato e studiato il potenziale di siti in disuso per destinarli ad una nuova vita che garantisca non solo il mantenimento degli edifici a livello architettonico, ma anche uno sviluppo nella qualità della vita degli abitanti. Dall’analisi si passa al progetto, dal progetto alla realizzazione, con un effort economico notevole (1,4 miliardi di € stanziati dal governo su un periodo di 10 anni), e un altrettanto notevole potenziale (un giro d’affari di circa 7 miliardi di euro), ma soprattutto grandi opportunità per chi andrà a realizzare e in seguito sfruttare queste aree.

L’ex area Expo

Uno degli spazi in questione è fra i più estesi e conosciuti di Milano: l’ex area Expo, che nel 2015 ha ospitato milioni di persone in un viavai internazionale, aprendo le porte della città a tutto il mondo. Gli oltre 110 ettari nella zona nord-ovest del comune, infatti, sono stati oggetto di un attento studio urbanistico che ha condotto allo sviluppo di un Masterplan per la creazione del primo ‘Parco della Scienza, del Sapere e dell’Innovazione’ italiano. Sviluppato dal Comitato Human Technopole, questo Masterplan per il Centro di Ricerca vede al centro Palazzo Italia come sede principale, accanto alla quale saranno realizzati due nuovi edifici e ne verranno riconvertiti altri due per ospitare complessivamente sette laboratori e quattro facility. Il primo insediamento di personale è previsto per il dicembre di quest’anno, e nel 2024 il centro dovrebbe ospitare circa 1.500 persone.

Lo scopo è quello di creare un distretto che abbia al centro il progetto scientifico: un parco della Scienza, del Sapere e dell’Innovazione, per promuovere le eccellenze del territorio attraendo studiosi e aziende da tutta Italia e da tutto il mondo. I campi di interesse di un simile progetto vanno dalla lifescience all’healthcare, dalle biotecnologie della farmaceutica all’agrifood, dalla data science ai big data.

Complessivamente la superficie fondiaria utilizzata da HT sarà di 22 mila metri quadri, di cui 4 mila di verde fruibile. La superficie lorda totale sarà di circa 35 mila metri quadri.

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In gioco, per il nostro paese, c’è molto: la possibilità di divenire il punto di riferimento internazionale per la gestione della dinamica di invecchiamento della popolazione, con conseguenti ripercussioni sulla spesa pubblica per la popolazione non attiva; ma il parco scientifico di HT risponde anche a prospettive sull’occupazione, sulla comunicazione tra la ricerca, le imprese e l’università. Un hub internazionale e interdisciplinare composto da tre strutture: la Central Genomics Facility, per lo screening della popolazione, l’Imaging Facility, centro di microscopia crio-elettronica, e la Data Storage and High Performance Computing Facility per la raccolta dei Big Data, recentemente riconosciuti come la risorsa più preziosa al mondo.

Riutilizzo e creazione, uniti da una vision comune con un impatto socio-economico studiato e positivo per la città, questo è il progetto in atto per quest’area e per la città di Milano.

Gli ex scali ferroviari

Un secondo esempio di riqualificazione molto promettente per Milano è quello degli ex scali ferroviari, già introdotti in un’analisi di Sigest sulla città che cambia.

A fronte dell’approvazione della delibera di indirizzo da parte del Consiglio Comunale, infatti, si è passati all’azione con il coinvolgimento dell’intera città anche durante il Fuorisalone di quest’anno: Sistemi Urbani FS ha organizzato con il Comune di Milano e la Regione Lombardia degli incontri per raccontare le grandi opportunità di rigenerazione urbana della città, attraverso la valorizzazione delle aree oggi dismesse dei 7 scali ferroviari.

Ne sono scaturiti 5 scenari di sviluppo che valgono come traccia per le future gare, realizzati da studi di architettura di eccellenza mondiale.

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Mad Architects immagina un futuro di interconnessione fra i siti dismessi tramite un tessuto di trasporto sostenibile: piste ciclabili, mezzi pubblici a lunga percorrenza, percorsi cittadini e aree ZTL. Il progetto si intitola “La città delle connessioni – Memoria e futuro”, per sottolineare la risemantizzazione avveniristica di un tracciato del passato.

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Stefano Boeri con il suo team punta invece su una linea metropolitana “verde”. Questa M6, concepita come un percorso circloare all’altezza dell’anello ferroviario esistente, si staglierebbe tra parchi, boschi e oasi, lasciando una piccola percentuale della superficie considerata dal progetto come “bordo urbano” ospitante residenze, laboratori, servizi dedicati alla cittadinanza, giovane e non.

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E se il progetto di Boeri guarda al verde, il team Miralles Tagliabue EMBT guarda piuttosto al “blu”, con il progetto “Miracoli a Milano” che punta all’acqua come elemento di connessione dei 7 scali.

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Mecanoo ha invece in mente un futuro di hub multimodali di integrazione fra i vari mezzi di trasporto (treni, bici, tram, car sharing) per ideare un vero e proprio laboratorio di mobilità alternativa all’auto.

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Con il titolo auto esplicativo di “Sette bellissimi Broli, sette luoghi ospitali per la nuova città”, lo studio Cino Zucchi Architetti contempla il verde non solo come servizio ma come strumento di ripensamento della città. È significativo notare come la natura e il verde pubblico accomunino questi progetti, a testimonianza di una tendenza molto consolidata che abbiamo approfondito qui.

Questi momenti di confronto negli spazi del Fuorisalone hanno visto l’intervento di molti ospiti, un trait d’union con gli incontri del dicembre scorso aperti a tutta la cittadinanza. Entro l’estate si prevede il raggiungimento di un accordo di programma condiviso tra Sistemi Urbani e l’Amministrazione Comunale per poter iniziare a tutti gli effetti e in piena cooperazione l’opera di attuazione del progetto, che impatterà la città da subito e ne ridefinirà l’aspetto nei prossimi 50 anni. L’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran ha parlato dei 7 scali come di “7 porte per il futuro della città” per una grande metropoli aperta sul mondo.

Due realtà in cambiamento per un impatto globale sui quartieri, la città e il paese stesso, un esempio di rigenerazione virtuosa e lungimirante per aree diverse in natura e localizzazione che potranno tuttavia unitariamente dare grandi opportunità di sviluppo socio-economico a questa generazione e a quelle future.

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