Terremoto: i cantieri leggeri di Renzo Piano

L’8 aprile a Milano, presso il Museo della Scienza e della Tecnica, Renzo Piano è intervenuto alla presentazione delle ultime novità su Casa Italia, il piano di intervento annunciato da Matteo Renzi all’indomani del sisma che ha colpito il centro Italia lo scorso agosto, e proseguito dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

L’8 aprile a Milano, presso il Museo della Scienza e della Tecnica, Renzo Piano è intervenuto alla presentazione delle ultime novità su Casa Italia, il piano di intervento annunciato da Matteo Renzi all’indomani del sisma che ha colpito il centro Italia lo scorso agosto, e proseguito dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Il nostro è un Paese sismico” ha dichiarato Renzo Piano, “per cui, parallelamente al soccorso, che è dovuto e doveroso, è bene che si pensi anche ad alleviare i rischi sismici in futuro”.

Il programma dell’architetto è un progetto basato su cinque principi, primo su tutti la diagnostica: “Un edificio e una casa sono un po’ come un corpo umano, a volte semplicemente si stacca un pilastro, si rompe un arto. E la diagnostica edile deve essere precisa e leggera, il meno invasiva possibile, per questo dobbiamo prevedere dei cantieri leggeri, cantieri dove si possa intervenire localmente con tecniche nuove, che non esistevano 50 anni fa”.

Le tecnologie a cui pensa Piano sono, ad esempio, gli interventi laser, che permettono ristrutturazioni con interventi mirati, tali da non stravolgere la vita quotidiana delle persone che abitano quegli edifici, nonostante i tempi lunghi dei progetti di messa in sicurezza.

E proprio per il benessere delle popolazioni che abitano edifici a rischio, entra in scena un altro punto del progetto: la cantieristica. “La gente non può essere allontanata dalle proprie abitazioni, c’è un rapporto così forte tra le persone e le pietre che sono abitate dalle persone, se cerchi un uomo lo trovi sempre in una casa, non puoi scindere questo rapporto”.

Il quarto punto importante, presentato da Renzo Piano, è quello di un progetto educativo, da sviluppare sia per chi si occupa del settore sia per le persone comuni. Infine vi è un progetto economico finanziario, dati gli enormi costi d’interventi strutturali di vasta portata.

C’è bisogno di due prese di coscienza collettive” ha concluso il senatore a vita, “due piccole rivoluzioni culturali. Prima di tutto bisogna smettere di parlare di fatalità, non c’è niente di fatale nel sisma. Dobbiamo uscire dal medioevo oscuro della fatalità, per entrare nel luminoso presente delle chiarezze scientifiche. E, inoltre, dobbiamo portare avanti l’orgoglio della bellezza, bisogna rendersi conto, tutti, che il nostro Paese è davvero un Paese bellissimo, e non parlo solo di bellezza dei monumenti, ma della bellezza diffusa dei nostri borghi, che ci appartiene e di cui dobbiamo divenirne custodi per tenerla salda, senza accorgersi di essa solo quando ci casca addosso”.

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