Brexit: Milano è pronta per la sfida?

Vi è una nuova sfida per la città di Milano: quella del post Brexit. Negli ultimi tempi si è parlato molto, infatti, del possibile arrivo in città di Eurocleaning, il mercato dei derivati in euro, e dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, che dovrà a breve spostarsi da Londra.   Al momento, però, la città sembra impreparata ad accogliere 10.000 nuovi soggetti sul territorio.   Come ha specificato Vincenzo Albanese, Presidente FIMAA Milano Monza & Brianza, su “Parola al Mercato” di Borsa Italiana: “Se è vero che Milano eccelle nel campo sanitario e in quello dell’istruzione universitaria, è altrettanto vero che rimane ancora molto da fare nel campo dei servizi, dei trasporti e del residenziale. Soprattutto su quest’ultimo punto, inoltre, va considerato che il rischio concreto è che, di fronte a un’esplosione della domanda, l’offerta non sia adeguatamente ricca e articolata e, di conseguenza, i valori s’impennino”.   Infatti, nonostante a Milano le transazioni immobiliari crescano del 20% ogni anno, e qui, nel 2016, siano arrivati circa 7,6 milioni di turisti (secondo i dati del Global Destination Cities Index), l’ondata di realtà provenienti da Londra avrebbe con tutta probabilità la tendenza a rivolgersi a società immobiliari di caratura internazionale, in quanto brand solidi e già conosciuti. “Tali società possiedono un focus maggiore sull’attività corporate, con una minore expertise sul residenziale” continua Albanese, secondo cui “in tal caso, in città, dovranno entrare in gioco le realtà italiane di real estate, a patto che siano in grado di parlare perfettamente la stessa lingua, non solo come idioma, dei loro interlocutori stranieri. Pertanto sarebbe impensabile un ragionamento su Milano che non comprenda tutta l’area della Città Metropolitana per poter vincere la sfida del post Brexit”.  

Vi è una nuova sfida per la città di Milano: quella del post Brexit. Negli ultimi tempi si è parlato molto, infatti, del possibile arrivo in città di Eurocleaning, il mercato dei derivati in euro, e dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, che dovrà a breve spostarsi da Londra.

 

Al momento, però, la città sembra impreparata ad accogliere 10.000 nuovi soggetti sul territorio.

 

Come ha specificato Vincenzo Albanese, Presidente FIMAA Milano Monza & Brianza, su “Parola al Mercato” di Borsa Italiana: “Se è vero che Milano eccelle nel campo sanitario e in quello dell’istruzione universitaria, è altrettanto vero che rimane ancora molto da fare nel campo dei servizi, dei trasporti e del residenziale. Soprattutto su quest’ultimo punto, inoltre, va considerato che il rischio concreto è che, di fronte a un’esplosione della domanda, l’offerta non sia adeguatamente ricca e articolata e, di conseguenza, i valori s’impennino”.

 

Infatti, nonostante a Milano le transazioni immobiliari crescano del 20% ogni anno, e qui, nel 2016, siano arrivati circa 7,6 milioni di turisti (secondo i dati del Global Destination Cities Index), l’ondata di realtà provenienti da Londra avrebbe con tutta probabilità la tendenza a rivolgersi a società immobiliari di caratura internazionale, in quanto brand solidi e già conosciuti. “Tali società possiedono un focus maggiore sull’attività corporate, con una minore expertise sul residenzialecontinua Albanese, secondo cui “in tal caso, in città, dovranno entrare in gioco le realtà italiane di real estate, a patto che siano in grado di parlare perfettamente la stessa lingua, non solo come idioma, dei loro interlocutori stranieri. Pertanto sarebbe impensabile un ragionamento su Milano che non comprenda tutta l’area della Città Metropolitana per poter vincere la sfida del post Brexit”.

 

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