Un’estate dopo la Brexit

A che punto è la situazione del mercato immobiliare, 4 mesi dopo il voto che ha cambiato volto all'Unione Europea.
dopo-brexit

A che punto è la situazione del mercato immobiliare, 4 mesi dopo il voto che ha cambiato volto all’Unione Europea.
Alla notizia dell’inaspettata vittoria del Leave al referendum britannico per l’uscita dall’Unione Europea, la reazione al voto popolare ha prodotto immediatamente sul mercato immobiliare, come sull’intero sistema economico, una fortissima onda emozionale.
Pur trattandosi appunto di una risposta dettata dall’umore, dato che il processo di uscita dall’Unione Europea del Regno Unito deve ancora essere attivato, le conseguenze sul mercato immobiliare erano state immediate, decretando un brusco arresto a quella che sembrava una ripresa ormai avviata dopo 8 anni di recessione. In particolare, per il mercato italiano, il rapporto di Nomisma del 13 luglio non si arrischiava a stimare una crescita oltre il 7,6% per la fine dell’anno, dato sottodimensionato se rapportato al trend dei primi mesi dell’anno.
Ora, al termine dell’estate, la situazione nel Regno Unito, dopo l’insediamento di Theresa May al governo, sembra posarsi su una fase di quieta attesa. Se nelle primissime ore successive allo spoglio delle schede la sterlina aveva subito un crollo verticale, e l’indice britannico FTSE 250 era calato del 14%, oggi si può affermare che i consumi dei britannici non sono scesi, il settore dei servizi è addirittura cresciuto e la moneta si è stabilizzata, rendendo peraltro più appetibile la spesa nell’isola da parte di compratori esteri.
Per quanto riguarda invece il mercato immobiliare, è necessario differenziare i settori di destinazione per avere un’idea dell’impatto: il Financial Times registrava per le compravendite di luglio un decremento complessivo dello 0,9% appena, con un maggiore interessamento per immobili non residenziali. In questo l’Italia deve leggere un’opportunità, soprattutto per l’area di Milano, di diventare potenziale sede di Headquarter che desiderino spostarsi da Londra dopo il referendum, manifestando interesse per le location top class. Una migrazione che, portando con sé manager con alto potere di spesa, influenzerebbe le quote dell’affitto residenziale.
La situazione del Regno Unito appare ancora lontana dall’essere preoccupante, ma l’eco sul Continente e quindi anche in Italia, sul lungo termine, avrebbe conseguenze sui mutui dipendenti dal clima delle negoziazioni per la Brexit. Se gli accordi fra UK e UE dovessero infatti influenzare al ribasso le previsioni dei PIL di tutti i paesi coinvolti, sul più bello di una ripresa dalla recessione, ciò che sembra certo è che, a fronte di minori flussi di reddito e prospettive salariali, le banche si troverebbero a dover bilanciare un maggiore rischio di credito alzando i tassi finali per i mutui.
Pare, dalle notizie di questi giorni, che il Regno Unito abbia tutte le intenzioni di non affrettare le cose, per muoversi con la più alta prudenza possibile. Per meglio interpretare le possibili conseguenze del referendum sulla Brexit, quindi, l’appuntamento è rimandato almeno al 2017.

NEWS

05_milano_nuove_architetture

Archistar a Milano firmano nuovi edifici gioiello

Negli ultimi anni, Milano è stata al centro di una straordinaria rivoluzione dal punto di vista architettonico, con un fortissimo slancio verso la modernità di cui i grattacieli di Porta […]
contrato-compraventa-vivienda1

Legge sulla concorrenza nel mercato immobiliare

Lo scorso 29 agosto è entrata in vigore la legge concorrenza (la n.124/2017) che si inserisce nelle trattative di compravendita immobiliare con un’opzione che potenzialmente potrebbe mettere in difficoltà soprattutto […]