Brexit 9 mesi dopo: gli effetti sull’immobiliare

A 9 mesi dal referendum sulla permanenza del Regno Unito all’interno dell’Unione Europea che ha visto una maggioranza del 51,9% a favore della separazione, qual è la situazione del mercato immobiliare? Si sono chiariti alcuni aspetti? È passato un periodo di tempo sufficiente a trarre qualche conclusione, o a intuire qualche tendenza?
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A 9 mesi dal referendum sulla permanenza del Regno Unito all’interno dell’Unione Europea che ha visto una maggioranza del 51,9% a favore della separazione, qual è la situazione del mercato immobiliare? Si sono chiariti alcuni aspetti? È passato un periodo di tempo sufficiente a trarre qualche conclusione, o a intuire qualche tendenza?

La situazione politica

Rispetto alla nostra precedente analisi, risalente a settembre, si stanno delineando tempi e modalità per la finalizzazione del processo sia dal lato del Paese uscente che da parte dell’Unione. La situazione rimane complessa sotto molti aspetti, in particolare in merito alla posizione della Scozia, che nella persona del suo Primo Ministro ha avanzato una proposta di referendum per staccarsi dal governo di Londra a fronte della Brexit. L’attuale condizione politica del Paese sta pertanto influenzando altri settori, primo fra tutti quello economico, ma anche quello finanziario, gli investimenti, e certamente l’immobiliare.

Gli effetti della Brexit sull’immobiliare in Italia

La risposta italiana a questa generale destabilizzazione è stata propositiva. Il Presidente della Commissione Finanze della Camera ha recentemente istituito una Commissione di Esperti con lo scopo di promuovere la città di Milano tra le potenziali nuove location alternative alla city di Londra, trovando nella FIMAA Milano Monza e Brianza, già presentata tra queste pagine, un importante riferimento adatto a rappresentare il marketing territoriale e la categoria dei mediatori immobiliari per questo progetto. Come è solito sottolineare il presidente di FIMAA MiMB, Enzo Albanese, i consulenti immobiliari sono gli operatori dell’ultimo miglio, ossia coloro che, nell’intera filiera immobiliare, si posizionano a diretto contatto con la domanda e con il territorio, rappresentando di fatto un punto di vista straordinario perché sempre aggiornato.  

Il segretario FIMAA MiMB e consigliere CCIAA MB Beatrice Zanolini ha dichiarato: Brexit può offrire grandi opportunità a Milano ed a tutto il nostro Paese” (documento FIMAA); la prospettiva è quindi positiva e permette di interpretare la Brexit come una possibilità di rilancio del territorio, immagine che infonde fiducia dopo le preoccupanti proiezioni seguite all’esito del referendum che al 13 luglio scorso prevedevano una crescita solo al 7,6%; questo dato è stato confutato dalla stima del 3° trimestre pubblicata il 23 novembre, che prevedeva una crescita pari al 12,3% per il 2016 (dati Nomisma).

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L’immobiliare nel Regno Unito dopo il referendum

Sulla situazione del settore immobiliare nel Regno Unito post-Brexit ce ancora una spaccatura fra chi sostiene che non vi saranno conseguenze catastrofiche e chi le vede già in atto. Ciò che si evince dalla stampa e dal web è comunque uno stato di attenzione nei confronti di quanto succederà, il che sta anche a significare che al momento non ci sono ancora dati che possano essere oggettivamente associati ad un trend negativo. In altre parole, si dovrà attendere fino all’effettiva uscita del Paese dall’Unione Europea per constatare i reali risvolti della Brexit sul mercato del real estate nel lungo termine; gli unici dati a disposizione al momento sono quelli sul riposizionamento degli immobili sul mercato, con un generale calo dei prezzi delle proprietà registrato soprattutto per il settore ufficio. Insieme all’indebolimento della sterlina a seguito della Brexit, questo abbassamento nei prezzi andrebbe probabilmente a toccare le grandi città come Londra, mentre zone più dislocate dovrebbero mantenere una certa stabilità. Anche questa analisi, tuttavia, viene sottoposta a diverse interpretazioni, con opinioni che vedono nel deprezzamento un’opportunità per investimenti, soprattutto dall’estero, e chi invece teme per la svalutazione delle proprietà.


Nei mesi immediatamente successivi alla Brexit i trend riscontrati non sono da considerarsi attendibili in quanto conseguenza diretta di un avvenimento con un impatto forte e immediato, pertanto si può parlare fino ad oggi di una reazione emotiva da parte dei mercati.

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Un altro aspetto da tenere presente è inoltre la prospettiva europea per il prossimo futuro: lo scenario politico potrebbe mutare con l’esito delle elezioni in Francia e Germania (le prime programmate per fine aprile e le seconde previste ancora senza conferma nella seconda metà dell’anno). Questi potenziali cambiamenti andranno ad influenzare a livello nazionale ed europeo non solo la politica, ma l’andamento dei diversi mercati, trend che a loro volta si ripercuoteranno a livello globale; pertanto delineare una proiezione attendibile in questa fase non è possibile ed è opportuno mantenere un approccio di osservazione e analisi.

Già a partire da questo mese, con l’inizio del processo per la vera e propria separazione fra UK e UE, si potranno verificare dei nuovi trend ed iniziare a valutare le contrastanti previsioni proposte sui vari fronti per capire quale sia effettivamente la direzione dell’Europa in questo frangente.

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