Tassi bassi e volatilità, si ritorna al mattone

Ripresa (modesta), deflazione (perdurante), politica dei tassi (negativi): sono questi i tre fattori che stanno contribuendo a rimodellare le scelte degli italiani in ambito finanziario. E la combinazione tra di loro spiega come le novità di quest’anno assumano i tratti di un ritorno all’antico, ossia di un rinnovato interesse dei risparmiatori per una mai sopita passione: il mattone.
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Ripresa (modesta), deflazione (perdurante), politica dei tassi (negativi): sono questi i tre fattori che stanno contribuendo a rimodellare le scelte degli italiani in ambito finanziario. E la combinazione tra di loro spiega come le novità di quest’anno assumano i tratti di un ritorno all’antico, ossia di un rinnovato interesse dei risparmiatori per una mai sopita passione: il mattone.

Sono queste le conclusioni più interessanti (e, in qualche misura, confortanti) dell’edizione 2016 dell’“Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani” realizzata dal Centro Einaudi di Torino e dal gruppo Intesa Sanpaolo. Lo studio, curato da Giuseppe Russo, giunto alla trentatreesima edizione e basato su una ricerca demoscopica effettuata da Doxa a fine gennaio 2016 su un campione di 1.011 famiglie, fotografa annualmente la situazione finanziaria delle famiglie italiane, la loro propensione al risparmio e le scelte di investimento. Quest’anno, innanzi tutto, conferma la ripresa (ancorché timida) e, soprattutto, la percezione di essa presso i cittadini: come sottolinea nell’introduzione Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, solo il 40% del campione, contro il 51% del 2015, ritiene infatti che gli effetti della crisi sui bilanci famigliari siano destinati ad aggravarsi. Non solo: l’indagine mette in luce i segnali di ripresa della propensione al consumo, soprattutto per beni anche immateriali ma strategici, quali l’istruzione dei figli; e trasmette “segnali ambigui” sul fronte del risparmio. Da un lato, infatti, viene ribadita la propensione al risparmio degli italiani che lo giudicano per circa il 60% indispensabile o molto utile; ma tale percentuale risulta in calo rispetto all’anno precedente; inoltre, sono in calo rispetto al 2015 tanto la quota dei “risparmiatori intenzionali” (per la prima volta sotto il 20%) che la “propensione al risparmio” (ripiombata al 9,6%, ai livelli degli anni peggiori della crisi). Questi dati si offrono a diverse chiavi di lettura, non ultimo l’invecchiamento costante della popolazione che si manifesta, soprattutto dopo i 60 anni, anche in un calo (in Italia meno accentuato) del tasso di risparmio.

I risparmiatori intenzionali risparmiano principalmente (58,3%) per affrontare eventuali rischi imprevisti; ma è significativa (8,5%) la quota di chi mette da parte in vista di interventi immobiliari.

Qui veniamo al rapporto tra gli italiani e la casa, approfondito in un focus monografico che ogni anno viene dedicato a un aspetto specifico. Quest’anno è stato preso in considerazione un campione di 567 risparmiatori che fossero anche investitori, ossia detenessero qualche forma di investimento, al quale è stato sottoposto un questionario aggiuntivo per sondarne i comportamenti di investimento nella persistenza del clima di deflazione e di interessi nulli o minimali, con particolare riguardo alla propensione al passaggio dagli investimenti finanziari a quelli reali, come le case.

Ne è emerso che gli italiani non tradiscono la propria passione per il mattone: quest’anno viene raggiunta anzi la quota più alta dal 2000 di famiglie proprietarie dell’abitazione (oltre l’80%). La soddisfazione complessiva per i risultati degli investimenti immobiliari rimane alta, pur mostrando segni di raffreddamento, dovuti anche a una percezione del calo del valore degli immobili molto superiore alla realtà (17,8% percepito contro il 3% reale!). E rimane alta, se pur in calo, la convinzione che l’investimento immobiliare sia il più sicuro, anzi, il migliore possibile: la pensa così, rispettivamente, il 60% e il 40% del campione (contro l’83% e il 68% del 2007).

Angosciati tra l’atavica paura dell’inflazione e l’inedita realtà della deflazione, gli italiani preferiscono “restare liquidi” (32%) o valutare (29%) l’investimento immobiliare, incoraggiati anche, soprattutto i più giovani, dalla convenienza ad accendere un mutuo e dagli attuali valori di mercato: il 43% dei potenziali acquirenti aspirerebbe a una casa migliore, il 29% a una casa più grande.

Segnali di ripresa si manifestano anche per la seconda casa: benché sia bassa (22%) la percentuale di chi la giudica un buon investimento, il 9% degli italiani si dichiara disposto a valutarne l’acquisto nei prossimi tre anni.

Poche settimane dopo la pubblicazione, le conclusioni dell’indagine sono state confermate dal “Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia” elaborato trimestralmente dalla Banca d’Italia, che nell’ultima edizione relativa al secondo trimestre 2016 mostra un significativo miglioramento delle aspettative sul mercato delle compravendite immobiliari rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’indagine sul risparmio, infine, ribadisce che sul tema immobiliare gli italiani si dimostrano informati e documentati, al punto da offrire suggerimenti più che sensati, per esempio, su regime scale e aspetti finanziari: molto insistita, in particolare, è l’esigenza di individuare formule per superare le difficoltà legate al gap temporale tra la vendita del proprio immobile e l’acquisto di quello nuovo. Tali suggerimenti meriterebbero di essere valutati attentamente, per assicurare la ripresa di un settore che resta centrale nell’economia nazionale e profondamente legato alle aspettative e alle speranze dei risparmiatori.

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