L’area metropolitana di Milano: strategie per la città e il Paese

I crescenti processi di urbanizzazione e l’affermarsi di nuovi paradigmi produttivi e di consumo hanno portato ad una rinnovata attenzione alla città, considerata come l’attore principale per dare risposta a molte delle difficoltà che la crisi economica mondiale ha esasperato: dalla riduzione del potere di acquisto delle famiglie alle profonde forme di disagio giovanile; dalla rarefazione della rete di servizi all’ampliarsi delle diseguaglianze sociali, all’acuirsi delle problematiche demografiche (denatalità, invecchiamento, immigrazione…). Perché la città riesca però ad essere una reale e positiva risposta a buona parte delle problematiche esasperate dalla crisi è però indispensabile che sappia coniugare, al suo interno e con la sua area di gravitazione, le tante dimensioni della sostenibilità e tradurle in fattori di sviluppo.
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I crescenti processi di urbanizzazione e l’affermarsi di nuovi paradigmi produttivi e di consumo hanno portato ad una rinnovata attenzione alla città, considerata come l’attore principale per dare risposta a molte delle difficoltà che la crisi economica mondiale ha esasperato: dalla riduzione del potere di acquisto delle famiglie alle profonde forme di disagio giovanile; dalla rarefazione della rete di servizi all’ampliarsi delle diseguaglianze sociali, all’acuirsi delle problematiche demografiche (denatalità, invecchiamento, immigrazione…). Perché la città riesca però ad essere una reale e positiva risposta a buona parte delle problematiche esasperate dalla crisi è però indispensabile che sappia coniugare, al suo interno e con la sua area di gravitazione, le tante dimensioni della sostenibilità e tradurle in fattori di sviluppo.

Il recente studio “Osservatorio sulla Città Metropolitana di Milano. Rapporto 2016” a cura di Makno e Politecnico di Milano con il sostegno di Intesa Sanpaolo, utilizzando nuovi strumenti di analisi e grazie anche ad un ampio confronto con realtà estere di successo, ha proposto all’attenzione dei policy maker temi di riflessione che, tradotti in azioni di medio lungo periodo, favorirebbero lo sviluppo di quell’ampia area metropolitana di cui Milano è il principale e internazionalmente riconosciuto polo di riferimento.

Prendendo atto che le trasformazioni in corso richiedono inevitabilmente un allargamento delle esternalità urbane e che la risposta, spesso spontanea, con cui un territorio vivace e attivo reagisce alle sfide della competizione è la formazione di reti di complementarità fra centri di dimensione e rango diverso – reti attivate anche sulla base di specifiche risorse o milieu locali – lo studio sottolinea la necessità/opportunità per Milano di raggiungere la dimensione essenziale per competere a livello globale. Per competere con successo la città ha infatti bisogno di una massa critica che per Milano vuol dire aggregare oltre 10 milioni di abitanti distribuiti in un tessuto insediativo policentrico che scardina il tradizionale paradigma gerarchico che attribuisce i ruoli urbani a seconda della loro rilevanza dimensionale e le caratteristiche ‘direzionali’ a quei centri che sono inseriti in connessioni di scambio economico-finanziario a livello mondiale: in un sistema a rete anche le città di dimensioni medio-piccole possono raggiungere significative performances urbane. L’attenzione si sposta sulle relazioni funzionali tra le unità che formano la rete di collaborazione tra nodi, ciascuno dotato di una sua autonomia funzionale e amministrativa. La città così definita diventa un’area metropolitana, ovvero un territorio ampio, densamente popolato, ricco di interazioni tra un nodo centrale e un insieme di nodi in relazione significativa con il polo principale (in genere approssimato con flussi di pendolarismo travel-to- work). L’area metropolitana può perciò cambiare nel tempo e nello spazio, riflettendo l’evoluzione dell’economia e della società. La sua assimilazione con la città amministrativa, la regione o la provincia non solo è riduttiva delle sue potenzialità, ma diventa particolarmente fuorviante quando le dinamiche e le relazioni che la rendono riconoscibile, e di fatto la identificano, superano ampiamente i confini amministrativi codificati e danno vita ad un continuum urbanizzato denso di popolazione, attività, risorse e connessioni.

In questa area metropolitana si concentra quasi il 30% del PIL nazionale (percentuale superiore a quella delle aree metropolitane dirette concorrenti come la Renania Settentrionale-Vestfalia, l’Île de France e la Baviera); il reddito disponibile pro capite è più alto del 20% della media nazionale ed europea; il tasso di disoccupazione è inferiore di quasi 4 punti alla media nazionale; ci sono oltre 950.000 imprese attive e più di 6.000 multinazionali; si produce il 40% delle esportazioni italiane in settori dinamici; ci sono 16 università con più di 250.000 studenti universitari, di cui il 32% in aree scientifiche; quasi 18.300 imprese che hanno fatto innovazioni nell’ultimo triennio; si effettua il 43% della spesa nazionale in innovazione con quasi il 60% dei brevetti nazionali depositati all’EPO; sono presenti un quarto delle unità produttive e quasi il 30% degli addetti nei settori dell’industria avanzata italiana… Una forza competitiva unica in Italia e una risorsa strategica per il Paese!

Ma perché tutto questo si traduca in reale capacità competitiva occorre una visione di lungo periodo, ovvero l’immagine condivisa di un futuro desiderabile, descritto in termini precisi, tale da diventare elemento fondante di una programmazione strategica di lungo periodo: all’estero i piani strategici delle città con cui Milano compete (o dovrebbe competere) arrivano a 30, 40 e 50 anni. Il Piano Strategico della Città Metropolitana ha (per legge) durata triennale e non può che declinare generici e tutti condivisibili principi generali.

Lo studio propone invece un programma di sviluppo articolato e declinato in azioni mirate al raggiungimento di obiettivi definiti e il più possibile condivisi, gestite da strutture di governance ampie e flessibili, organizzate attorno a grandi tematiche – la cultura, la mobilità, la logistica… – che sono componente della visione e del piano strategico. Alla costruzione della visione e del piano strategico partecipano tutte le amministrazioni locali ed i loro stakeholder. A queste strutture di governance – che potrebbero assumere lo status di authority (ad es. la London City Region Transport Authority, uno dei due organismi, l’altro è il London City Region Board, incaricati di gestire il piano strategico della città al 2065) con potere di decisione su priorità individuate – verrebbe assegnato il compito di realizzare le azioni previste dal piano, apportando le modifiche eventualmente necessarie per raggiungere gli obiettivi dati. Il piano strategico di lungo periodo diventa così strumento di governance, in grado di modificare i propri obiettivi adattandosi ai cambiamenti interni ed esterni all’area metropolitana che governa.  Allo stesso tempo, è elemento catalizzatore delle amministrazioni locali che partecipano alla sua realizzazione perché ne hanno definito gli obiettivi e, in estrema sintesi, perché ne traggono benefici. Uno strumento scardinato dalla durata delle legislature, che rimane vivo nel tempo perché funzionale solo al raggiungimento di obiettivi. Ma occorre fare presto: Milano ha un ruolo decisivo che va oltre se stessa e per uscire dalle difficoltà della crisi economica è difficile, nonostante le altre eccellenze di cui è comunque ricco il Paese, immaginare che ci possano essere percorsi di sviluppo che non passino da Milano…

Né il Paese, né Milano possono fermarsi ed aspettare: lo sviluppo deve essere perseguito e rincorso se necessario, è il risultato di scelte strategiche e presuppone la capacità di reinventarsi, facendo tesoro delle identità consolidate, ma con lo sguardo rivolto avanti e la predisposizione a cambiare.

Angela Airoldi
Collabora con Gruppo CLAS dal 1990 e svolge attività di ricerca, consulenza e coordinamento di progetti di ricerca nel campo della valutazione della fattibilità sociale, economica e finanziaria di progetti urbani di trasformazione, delle analisi di fattibilità economica e finanziaria di grandi funzioni urbane, della valutazione dell’impatto socioeconomico di investimenti pubblici e privati, dell’individuazione di linee strategiche di sviluppo regionale e dell’identificazione di policy e strumenti di marketing per lo sviluppo strategico del territorio.
Con funzioni analoghe, negli ultimi anni ha intensificato la propria collaborazione con MAKNO srl, società di consulenza strategica per soggetti pubblici e privati.
È componente del Consiglio Direttivo del CERTeT (Centro di Economia Regionale, Trasporti e Turismo) dell’Università Bocconi, dove coordina l’attività di ricerca sulla competitività urbana e il mercato immobiliare. Ha svolto attività di docenza presso il Politecnico di Milano – Facoltà di Architettura I e la Scuola di Direzione Aziendale (SDA) Bocconi.

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