Digital Living: Come cambiano gli spazi del lavoro e dell’abitare.

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La rivoluzione digitale coinvolge già moltissimi aspetti delle nostre vite e ogni spazio umano è permeato di questa nuova “realtà”. Anche il mercato immobiliare non è immune dall’avvicendarsi di soluzioni, prodotti e servizi in continua trasformazione.

Costruttori, ingegneri, architetti, interior designer si trovano davanti a una domanda di spazi capaci di reggere le sfide del vivere contemporaneo. Per non restare indietro, occorre aprirsi allo Zeitgeist, allo spirito del nostro tempo, provando a capirne le traiettorie.

A settembre, dal palco di Ars Electronica, festival austriaco di arte, tecnologia e società, il co-direttore dell’MIT Media Lab di Boston Hiroshi Ishii ha ricordato come “il mondo fisico e quello virtuale siano una frontiera da esplorare per spingere avanti la nostra conoscenza”.

Ishii ci invita ad aprirci, interagire con le opportunità che si aprono davanti a noi.

Le Future Ways of Living domestiche e lavorative dei prossimi dieci anni e i loro possibili impatti sono state al centro del lavoro del convegno Digital Living organizzato a Milano da Sigest il 23 giugno scorso.

L’assunto di partenza: cosa intendiamo quando parliamo di casa? Non più solo un’abitazione. Potremmo dire che casa, oggi, è quello spazio personale dove ci esprimiamo liberi. Ai nostri giorni il guscio protettivo nel quale ci sentiamo padroni ha pareti sempre più permeabili allo scambio dentro-fuori, alla commistione che il digitale moltiplica, permettendoci di essere qui e altrove, ad esempio.

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Gli architetti propongono spazi ibridi, proprio come ibrido è il nostro stile di vita, segnato da un continuo fluire di privato e pubblico, assenza e presenza, isolamento e condivisione. Anche negli spazi di lavoro come i co-working. Lo spiegava bene l’architetto Carlo Ratti in un articolo per Nova de Il Sole 24 Ore del 5 luglio 2015: «Professionisti e lavoratori autonomi scelgono sempre più spesso non il lavoro da casa  – che noia! – ma la possibilità di usufruire di spazi comuni in cui condividere servizi e idee».

Al tempo della sharing economy, non è solo l’ufficio ad essere condiviso. Capita sempre più spesso anche con le prime case, territorio riservato agli affetti più intimi, almeno fino a qualche anno fa.

Questa piccola (grande) rivoluzione parte proprio dalla cultura digitale, con le sue logiche di partecipazione, apertura e scambio di cui la rete e i social network sono la più felice e diretta espressione.

Anche quando non sono aperte alla condivisione con estranei, le nostre case sono oggi attraversate da sensori e dispositivi elettronici sempre più piccoli.
Andiamo (o forse siamo immersi?) verso un mondo che contempla la tecnologia più potente di sempre e fa di tutto per renderla invisibile, capace cioè di farsi pienamente mezzo, senza essere fine. E gli uffici, le case sono le palestre più interessanti di questo esercizio di “sparizione attiva”.

Il digital living è presente, non (più) futuro. Il nostro modo di abitare è molto più mobile e liquido che in passato, ma allo stesso tempo estremamente personale. Ai professionisti del settore va il compito, avvincente e impegnativo, di indicare traiettorie intelligibili, accompagnando con intelligenza la metamorfosi del nostro orizzonte abitativo e di lavoro.

Maria Grazia Mattei
esperta di cultura digitale e direttore di Meet the Media Guru

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