Dall’home office all’home in office

Dall’esperienza maturata su lavori che hanno indagato i più disparati settori produttivi è possibile individuare un comune denominatore, un trend progettuale e abitativo, che supera la inflazionata dicotomia “smart” o “non smart”, evidenziando una traiettoria facilmente leggibile, l'"home in office”.
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Dall’esperienza maturata su lavori che hanno indagato i più disparati settori produttivi è possibile individuare un comune denominatore, un trend progettuale e abitativo, che supera la inflazionata dicotomia “smart” o “non smart”, evidenziando una traiettoria facilmente leggibile, l'”home in office”.

I trend lavorativi generati dalle società operanti principalmente nell’ hi-tech sono stati pionieristici di una situazione contemporanea nella quale le ibridazioni di spazi, di funzioni, di atmosfere e di concetti innovativi, sono la reale novità del progetto e della sua realizzazione.

Se oggi parliamo di nuovi trend dell’abitare è grazie al fortissimo impatto digitale che si è implementato negli ultimi anni e soprattutto perché il digitale stesso ha oltrepassato il tema della dimensione più strumentale della tecnologia, diventando occasione, opportunità, progetto, ripensamento degli spazi, quindi nuova cultura dell’abitare.

Startup Stock Photos

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Il processo che ha contraddistinto gli anni orientati all’home office si è sostanzialmente stabilizzato in un equilibrio legato principalmente alla tipologia lavorativa delle differenti aziende e delle differenti funzioni. Il valore della socializzazione e interazione lavorativa ha, d’altro canto, contribuito a frenare una tendenza fondamentalmente utilitaristica.

Il processo inverso, quindi la trasposizione di ambienti più o meno domestici negli spazi di lavoro, talvolta iconici, in alcuni casi pittoreschi o in altri sapientemente misurati, se è storicamente rintracciabile nel DNA delle aziende tecnologiche, ed è quindi proprio di un determinato stile identitario, sovente si traduce in una superficiale emulazione di riferimenti suggestivi.

Il continuum di spazi, la flessibilità di utilizzo, la riconfigurazione delle aree, facilitano certo un ripensamento di ambienti storicamente definiti nelle forme e nell’immagine, ma devono essere soprattutto elementi di analisi e studio per individuare il giusto grado di contaminazione di altri ambiti dell’abitare. Oggi infatti si lavora ovunque, in un “neonomadismo” che abbatte i confini dell’ufficio e della casa.

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L’home in office, ma anche l’hotel, il bar, il cinema, nell’office offrono nel concreto un reale aumento dei gradi di libertà che generano diversi e nuovi approcci di lettura del cambiamento.

Per il progettista, oltre al tradizionale risvolto strettamente progettuale, conducono ad una rinnovata analisi conoscitiva del cliente, essa stessa parte del progetto, finalizzata a proporre il giusto grado di innovazione rispetto alle abitudini consolidate.

Per l’interlocutore-cliente significa riconoscerne la più corretta identificazione. I comportamenti e gli spazi fisici, in un’ottica di flessibilità e disponibilità, sono strettamente connessi alla propria cultura aziendale che talvolta genera il conflitto tra nuove tendenze e vecchie abitudini.

Per gli operatori immobiliari significa, infine, superare la linea di demarcazione tra un’offerta edilizia talvolta rigida e preconfezionata e l’utilizzo dell’ormai inflazionata locuzione di “smart working”, usata troppo sovente come slogan comunicativo e svuotata del suo originale significato.

Per molti rimane l’eterno gioco di equilibrio tra i trend attuali, i desiderata di cambiamento, le reali necessità e le disponibilità finanziarie, elementi talvolta conflittuali e di difficile gestione complessiva. Per tutti rimane una grandissima opportunità di sperimentazione e innovazione, spinta da una nuova generazione lavorativa più libera da modelli consolidati e precostituiti.

Di Cesare Chichi – 967 Architetti Associati

Cesare Chichi, architetto, fondatore nel 1999 di 967 Architetti Associati, uno studio di Milano orientato alla ricerca, l’innovazione e la sperimentazione. Tra i suoi lavori, il progetto Gaia in Mongolia e le nuove sedi italiane di Petronas e GroupM.

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