Architettura oltre i formalismi: intervista a Dante Benini

Abitare il futuro significa anche dargli spazio, non solo progettando delle soluzioni ma delineando delle metodologie che traducano le tendenze in progetti effettivi, e sviluppando dei fondamenti architettonici di qualità che possano riflettersi positivamente sui trend del mercato di oggi e domani. Ecco perché abbiamo intervistato alcuni architetti in grado di fornire queste visioni e saperle raccontare al pubblico. Nell’intervista di oggi parliamo con Dante Benini.
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Abitare il futuro significa anche dargli spazio, non solo progettando delle soluzioni ma delineando delle metodologie che traducano le tendenze in progetti effettivi, e sviluppando dei fondamenti architettonici di qualità che possano riflettersi positivamente sui trend del mercato di oggi e domani. Ecco perché abbiamo intervistato alcuni architetti in grado di fornire queste visioni e saperle raccontare al pubblico. Nell’intervista di oggi parliamo con Dante Benini.

L’ufficio milanese di Benini è molto luminoso, e proprio la luce è uno fra i due concetti chiave che secondo lui dovrebbero identificare il concetto di innovazione nell’architettura. Il secondo è spazialità, intesa come illusione dello spazio anche quando ci si trova ad operare su dimensioni limitate. Cresciuto in Italia e avendo trascorso molti anni in Brasile, Benini è entrato in contatto con l’architettura in molte delle sue forme, e grazie anche ai suoi illustri punti di riferimento, Oscar Niemeyer e Carlo Scarpa, ha capito che i metodi progettuali e costruttivi italiani non solo presentavano delle imperfezioni, ma erano tendenzialmente restii ad un’evoluzione che li estraesse dalla banalità e dall’anonimato; la clientela resisteva la novità, i costruttori l’innovazione, per citare Benini stesso: “Il soffitto del nostro Paese è troppo basso. In altri Paesi, in cui sono stato e ho lavorato, il soffitto non esiste”.

Da queste parole emerge un pensiero che giustifica ampiamente le modalità e gli scopi del suo lavoro; mosso proprio da questo, infatti, ha deciso di realizzare i suoi progetti rispondendo a due criteri secondo lui fondamentali per l’avanzamento architettonico di cui c’è particolarmente bisogno in Italia: processi industriali per tempi e costi ridotti e la garanzia di adeguati livelli di prestazioni.

 

L’ispirazione, secondo Benini, dovrebbe arrivare dalle grandi catene di hotel e dagli alloggi realizzati nei porticcioli per la nautica da diporto: un esempio di ottimizzazione dello spazio che costringe all’attenzione e alla cura delle caratteristiche e della storia del luogo. Inoltre, qualunque edificio deve poter essere costruito in tempi brevi e avere un costo ridotto grazie all’utilizzo, appunto, di processi industriali e materiali innovativi. Questi i capisaldi delle teorie di Benini, riflessi pedissequamente anche nei suoi progetti. Fra i più esemplificativi, due edifici sul territorio italiano, molto diversi per localizzazione ma simili nel concept di semplicità, bellezza, qualità e attenzione al benessere.

Edificio residenziale a Bonaria

Scheda tecnica del progetto

Localizzazione: Via Bolzano, Via Messina, Cagliari Committente: Sedda
Slp: mq 8.500 Numero piani: 6 piani fuori terra (e 2 interrati)
Inizio lavori: 2006 – Fine lavori: 2012 Struttura portante: mista cemento armato e acciaio.
Chiusura verticale:
Parete opaca: pannelli multistrato rivestiti con lamiera microforata, intercapedine, pannello isolante sottovuoto con nucleo in polvere di biossido di silicio, schiuma di poliuretano e rivestito con due pannelli rigidi in poliuretano. Parete trasparente: vetrocamera a doppio vetro trattato con struttura portante di alluminio.
Copertura: struttura piana praticabile rivestita con doghe di legno protetta da una pensilina di struttura metallica leggera. Impianti: impianto di riscaldamento con caldaia a condensazione e pannelli solari, sistema di climatizzazione VRF.

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Il primo edificio, residenziale, si trova in Sardegna, nel quartiere cagliaritano di Bonaria da cui prende il nome. Negli anni ’50, la zona ha subito un’intensa densificazione urbana ed è attualmente caratterizzata da topografia molto irregolare. Affacciato sulla baia di Cagliari, il complesso si trova in un’area dal grande valore paesaggistico e la sua struttura, insieme alla posizione, può considerarsi parte integrante dello skyline della città con i suoi 6 piani fuori terra.

La costruzione è stata promossa da un piano di riqualificazione urbana e si è fatto appello allo studio Dante O. Benini & Partners per risolvere alcuni problemi progettuali rilevati durante la realizzazione. L’intervento di Benini è stato quindi richiesto su un edificio di fatto esistente, che l’architetto ha deciso di mantenere e portare nella direzione della dinamicità: il risultato è una composizione di elementi differenti dall’anima comune. L’edificio è anche dotato di innovativi sistemi energetici e, grazie ai materiali scelti, è inoltre altamente sostenibile a livello economico ed ambientale.

Edificio di residenza sociale temporanea: Social Main Street SMS01

Scheda tecnica del progetto

Localizzazione: Viale Sarca, Milano Committente: Compagnia delle Opere
Slp: mq 6.500 Numero piani: 15 piani fuori terra e 1 piano interrato
Volume totale: mc 21.600  
Inizio lavori 2009 – Fine lavori 2012 Struttura portante: mista cemento armato e legno
Chiusura verticale:  
Parete trasparente: vetrocamera a doppio vetro trattato con struttura portante di PVC Parete opaca: pannelli in legno multistrato tipo X-Lam
Impianti: Riscaldamento e raffrescamento con controsoffitto radiante, impianto elettrico alimentato anche con pannelli fotovoltaici Copertura: struttura piana ventilata e praticabile

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Questo progetto, nato con l’ambizione di diventare un modello di residenza sociale temporanea di elevata qualità architettonica, è situato nel cuore del quartiere Bicocca a Milano, una zona che è stata più volte trasformata a livello urbano. Questo edificio basa il suo progetto su tre parole chiave: semplicità, razionalità e ortogonalità delle forme.

La pianta del piano interrato e terreno è triangolare, i restanti 14 piani sono a base quadrata con una corte interna che ospita il sistema distributivo (scale, ascensori e aree aggregative).  Le soluzioni planimetriche sono variegate grazie alla modularità delle unità abitative, mentre la copertura è progettata per ospitare impianti tecnologici e spazi attrezzati per tempo libero e relax, oltre agli impianti fotovoltaici che servono alla produzione di energia e a proteggere la facciata dell’edificio dagli agenti atmosferici: funzioni aggregate per un’ottimizzazione a tutti i livelli.

Flessibile in struttura, curato nei materiali ed innovativo, questo progetto di edilizia sociale risponde alle esigenze dell’abitare contemporaneo offrendo qualità, sostenibilità ed economicità.

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