Uno sguardo al Social Housing di Elemental e Alejandro Aravena

Abbiamo seguito con apprensione un anno, il 2016, che ha rappresentato un continuo stato di allerta per i terremoti nel nostro paese, in particolare nel centro Italia. Con ancora negli occhi le immagini del sisma a cavallo tra estate e autunno, impossibile non fermarsi a pensare a quali politiche possano facilitare la ricostruzioni, e quali innovazioni architettoniche possano nascere da una situazione drammatica, che lotta contro il tempo e la carenza di fondi.
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Abbiamo seguito con apprensione un anno, il 2016, che ha rappresentato un continuo stato di allerta per i terremoti nel nostro paese, in particolare nel centro Italia. Con ancora negli occhi le immagini del sisma a cavallo tra estate e autunno, impossibile non fermarsi a pensare a quali politiche possano facilitare la ricostruzioni, e quali innovazioni architettoniche possano nascere da una situazione drammatica, che lotta contro il tempo e la carenza di fondi.

In questo senso, gli esempi illuminati non mancano e si pescano anche da territori lontani e insospettabili, come il Cile, altro paese storicamente nel mirino di grossi dissesti sismici. La città di Constitución fu forzata a ripensarsi più forte nel 2007 dopo un devastante terremoto e tsunami, e, come ricorda Cristián Martínez, architetto di Elemental che condusse il progetto, “il tempo strettissimo aiutò a pensare e progettare allo stesso tempo, velocissimamente”.
Il progetto di Constitución restituì a una città in larga parte dominata da favelas un progetto di social housing sostenibile e moderno, in cui la popolazione potesse usufruire di abitazioni vere e sicure, in un periodo in cui la stabilità era tutto ciò di cui avevano bisogno: il progetto prevedeva la realizzazione di vere e proprie “mezze-case”, fornendo tutto il necessario nella mezza casa abitata a buon mercato, e lasciando alle famiglie la possibilità, nel caso avessero potuto permetterselo, di espandersi nell’altra mezza.
Tra le principali archistar del progetto c’è Alejandro Aravena, che il pubblico italiano ormai conoscerà per la sua presenza alla Biennale 2016 di Venezia con l’esposizione Reporting from the front. Proprio il progetto di Social Housing cileno gli è valso il Premio Pritzker, ma la vocazione verso questo impegno sociale di forte impatto istituzionale affonda radici ben oltre il territorio cileno; Aravena fu coinvolto anche nel piano per il risanamento di New Orleans dopo l’uragano Katrina, ma il progetto si arenò nelle paludi della burocrazia.
Non solo l’architettura di Aravena e di Elemental si propone per risolvere momenti di crisi e di corsa contro il tempo, ma la vocazione sociale si legge anche nel mettere a disposizione i progetti dal loro sito, in forma di condivisione open source, con delle guidelines e i principi che ne hanno animato e ispirato la realizzazione.

Una scelta che è anche atto d’accusa nei confronti dei governi, riluttanti all’uso di simili soluzioni dimostratesi sostenibili per eliminare il problema dell’urbanizzazione selvaggia e del sovrappopolamento che produce fenomeni come le baraccopoli.

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