Progettazione plurisensoriale, progettazione per tutti: il gusto

Dopo il nostro incontro con la progettazione plurisensoriale nell’ambito dell’olfatto, dell’udito e del tatto, il quarto appuntamento con l’esplorazione della “progettazione per tutti” ha come protagonista il gusto, un senso che nell’immaginario comune non è facilmente associabile al design degli spazi ma che è stato oggetto di studio in quest’ambito con risultati interessanti: basta infatti invertire il punto di osservazione per capire che il gusto può essere incluso in questa tematica quanto gli altri sensi.
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Dopo il nostro incontro con la progettazione plurisensoriale nell’ambito dell’olfatto, dell’udito e del tatto, il quarto appuntamento con l’esplorazione della “progettazione per tutti” ha come protagonista il gusto, un senso che nell’immaginario comune non è facilmente associabile al design degli spazi ma che è stato oggetto di studio in quest’ambito con risultati interessanti: basta infatti invertire il punto di osservazione per capire che il gusto può essere incluso in questa tematica quanto gli altri sensi. Come?

Pensate ad un museo dove grazie all’uso dei colori si riesca a trasmettere la percezione gustativa di un’opera, o ad un ristorante progettato e arredato per creare attesa verso i sapori che si andranno a trovare nei piatti. Il tratto originale di questo senso, infatti, è che non si tratta necessariamente di un mezzo per il design ma, potenzialmente, del suo traguardo. Includere il gusto nella fruizione di uno spazio non è un concetto banale, ma è un obiettivo che i designer si sono dati per raggiungere la completa plurisensorialità, quella che coinvolge tutti i sensi ed è davvero totalmente inclusiva. Il design plurisensoriale, in fondo, non è altro che una riflessione progettuale che trascende le tradizionali metodologie per arrivare ad un risultato innovativo, mediante soluzioni avanzate che scaturiscono da altrettanto originali idee e punti di vista.

Gli studi sul gusto

Gli esempi finora disponibili che possano considerarsi attendibili e potenzialmente sviluppabili sono tutti relativi a studi e ricerche, più che a realtà consolidate, facendo di questo tema un vero e proprio work in progress a livello accademico e applicativo.

In primo luogo, uno studio condotto all’università di Oxford dove si è analizzata la relazione fra il packaging di prodotti alimentari e l’aspettativa degli acquirenti rispetto al sapore degli stessi.

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Un esempio in piccolo, certo, ma che introduce uno spunto interessante: è possibile che l’aspetto esteriore di un dato oggetto condizioni l’aspettativa e il giudizio del fruitore nei confronti di quel prodotto? E, per estensione, è possibile che altri sensi oltre alla vista interagiscano con la percezione del gusto? La risposta è sì, tutti i sensi sono in grado di influire sulla percezione del gusto, dall’udito all’olfatto, dalla vista al tatto. L’attuazione di questi principi e la loro applicazione alla progettazione è più complessa, ma già delineata secondo principi teorici: potrà esistere un design che, prevedendo l’attivazione di vari sensi e facendoli interagire con il gusto, influenzerà la percezione gustativa. Ciò si verificherà per scopi differenti, a partire dallo svago e dai luoghi pubblici come musei o ristoranti, ma potrebbe toccare anche altri tipi di strutture come ospedali e cliniche, dove la progettazione plurisensoriale andrà di fatto a supportare indirettamente gli interventi terapeutici.

Le prospettive sono molto interessanti e, proprio perché ancora non del tutto definite, aprono possibilità inesplorate alla progettazione plurisensoriale. Il futuro del design ha un gusto ancora da scoprire.

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